Quando un padre entra nella stanza dopo una giornata di lavoro, il suo primo desiderio è vedere gli occhi dei suoi bambini illuminarsi. Questa aspettativa, profondamente umana e comprensibile, nasconde però un’insidia educativa significativa: la paura di deludere, di non essere abbastanza amato, di trasformarsi nella figura autoritaria che forse si è vissuta con disagio durante la propria infanzia. Questa dinamica porta molti papà a scivolare in una permissività che, contrariamente alle intenzioni, non costruisce affetto ma può contribuire a confusione e insicurezza relazionale nei figli.
Le radici psicologiche della paura paterna
Il fenomeno della permissività paterna affonda le sue radici in trasformazioni culturali profonde. La figura del padre autoritario novecentesco ha lasciato spazio a un modello paterno più coinvolto emotivamente, presente e accudente. Questo cambiamento, positivo in molti aspetti, ha però generato in alcuni uomini un’incertezza sul proprio ruolo, spesso diviso tra il rifiuto del modello autoritario e la difficoltà a trovare una nuova forma di autorevolezza.
Molti padri contemporanei temono di ripetere gli errori dei propri genitori: la distanza emotiva, la rigidità, l’incapacità di comunicare affetto. Nel tentativo di fare diversamente, oscillano verso l’estremo opposto, confondendo l’amore con l’assenza di limiti. Si innesca così un circolo in cui ogni “no” viene vissuto come rischio di rottura del legame, nonostante la letteratura sul coinvolgimento paterno mostri che la qualità della relazione emotiva e la capacità normativa del padre sono fattori protettivi per lo sviluppo del bambino.
Cosa comunicano davvero i confini ai bambini
I bambini piccoli non vivono le regole come imposizioni arbitrarie quando sono comunicate con coerenza e amore. Al contrario, i confini rappresentano per loro una sorta di mappa del mondo, coordinate che danno sicurezza in un universo che stanno ancora imparando a decifrare.
La ricerca sugli stili genitoriali della psicologa Diana Baumrind ha mostrato che lo stile autorevole, caratterizzato da alto calore emotivo e responsività ma anche da chiarezza di regole e aspettative, è associato a migliori esiti di adattamento, competenza sociale e autoregolazione rispetto allo stile permissivo, che presenta alto affetto ma scarso controllo e limiti. Bambini cresciuti con genitori prevalentemente permissivi presentano più frequentemente problemi di autoregolazione, di rispetto delle regole e difficoltà nel tollerare la frustrazione rispetto ai coetanei con genitori autorevoli.
L’interpretazione psicologica di questi risultati è che, in assenza di confini chiari, il bambino è costretto a testare continuamente l’ambiente adulto per capire fino a dove può spingersi, con un carico di incertezza che può alimentare insicurezza e stress.
Il paradosso dell’affetto incondizionato
Un padre che cede sempre per paura di perdere l’amore del figlio trasmette involontariamente un messaggio ambiguo: che l’affetto dell’adulto può essere negoziato attraverso il comportamento del bambino. La letteratura sull’attaccamento mostra invece che la sicurezza del legame nasce da una combinazione di responsività emotiva e coerenza nelle regole, non dall’assenza di limiti.
Il modello dell’attaccamento sicuro descrive un caregiver che comunica: “Ti amo e ti accolgo nelle tue emozioni, anche quando devo mantenere un limite”. I bambini con attaccamento sicuro sviluppano migliore regolazione emotiva, maggior fiducia negli altri e maggiore esplorazione autonoma. L’affetto autentico comunica quindi: “Ti amo anche quando devo dirti di no. Il mio amore per te non dipende dal fatto che tu sia sempre felice delle mie decisioni”. Questa è la sicurezza emotiva che favorisce lo sviluppo di personalità più equilibrate.
Strategie concrete per padri che vogliono cambiare rotta
Distinguere il bisogno dal desiderio
Un esercizio fondamentale consiste nell’imparare a distinguere i bisogni autentici dei bambini dai loro desideri momentanei. Un bambino ha bisogno di sicurezza, nutrimento, affetto, riposo e di confini prevedibili che gli permettano di organizzare il proprio comportamento. Desidera il quinto biscotto, guardare i cartoni fino a tardi, non lavarsi i denti. Soddisfare ogni desiderio non costruisce benessere, rispondere con continuità ai bisogni di cura e di struttura sì.
Il concetto di contenimento affettivo
Lo psicoanalista Donald Winnicott ha sviluppato il concetto di “holding”, che non significa solo tenere fisicamente un bambino, ma contenerlo emotivamente, offrendo un ambiente sufficientemente buono che sostiene e modula le sue esperienze emotive. Quando un padre mantiene un confine davanti a un capriccio e resta emotivamente presente durante la frustrazione del figlio, sta praticando una forma di contenimento: non elimina la frustrazione, ma la rende tollerabile attraverso la sua presenza e comprensione.

Concretamente significa stabilire la regola con fermezza e calma, non cedere di fronte alle proteste mantenendo coerenza, rimanere fisicamente ed emotivamente disponibili durante la reazione del bambino, verbalizzare le emozioni dicendo “Capisco che sei arrabbiato, ma la risposta resta no”, e rassicurare sull’affetto ribadendo che anche se è arrabbiato, l’amore del genitore rimane intatto.
La coerenza tra i genitori
Un padre permissivo spesso si trova in contrasto con un partner più normativo. Questa dinamica, spesso descritta come polarizzazione genitoriale, è considerata disfunzionale perché la mancanza di alleanza e coerenza educativa è associata a maggiori problemi comportamentali e a minore benessere emotivo nei figli.
La ricerca sulla cogenitorialità mostra che una buona alleanza genitoriale, caratterizzata da condivisione di regole, sostegno reciproco e bassa conflittualità davanti ai figli, è collegata a migliori competenze sociali, autoregolazione e risultati scolastici nei bambini. Lavorare sulla coerenza educativa significa confrontarsi con il partner, negoziare regole condivise e presentarle ai figli come decisioni comuni, anche quando si hanno sensibilità diverse.
Riconnettersi con la propria autorevolezza
L’autorevolezza non è autoritarismo. Lo stile genitoriale autorevole combina calore, dialogo e limiti chiari, ed è costantemente associato a migliori esiti in termini di autonomia, competenza sociale e adattamento scolastico. È la capacità di guidare con sicurezza, di assumersi la responsabilità delle decisioni difficili sapendo che non sempre saranno popolari.
Un padre autorevole non teme il conflitto temporaneo perché confida nella solidità del legame che sta costruendo. Studi sul coinvolgimento paterno mostrano che i padri emotivamente presenti, responsivi e capaci di esercitare una funzione normativa contribuiscono a ridurre i problemi comportamentali dei figli e a migliorare il loro adattamento sociale.
Questa sicurezza interiore spesso richiede un lavoro personale. Molti padri beneficiano di percorsi di riflessione, individuali o di gruppo, per elaborare le proprie esperienze infantili e le paure legate al ruolo paterno, distinguendo i propri bisogni emotivi da quelli dei figli.
Il valore educativo della riparazione
Nessun genitore è perfetto. Ci saranno momenti di eccessiva rigidità e altri di cedimento. La teoria dell’attaccamento sottolinea il valore della riparazione: la capacità del genitore di riconoscere uno scarto, di riagganciarsi emotivamente al bambino, di spiegare e, quando necessario, chiedere scusa. Questo processo favorisce lo sviluppo di competenze emotive come il riconoscimento degli errori, l’empatia e la tolleranza della frustrazione.
I bambini che crescono con padri capaci di stabilire confini amorevoli e di essere coinvolti nella loro cura mostrano, in media, migliore autoregolazione emotiva, minori problemi comportamentali e migliori competenze sociali. Una review di ventiquattro studi longitudinali ha mostrato che il maggiore coinvolgimento paterno è associato a minori problemi di comportamento in adolescenza, migliore successo scolastico e minori comportamenti violenti e antisociali.
L’affetto vero non si misura nel numero di “sì” pronunciati, ma nella presenza costante, nella guida sicura e nella capacità di essere un porto sicuro anche quando si deve dire “no”. Questa forma di paternità è quella che lascia un’eredità duratura sul benessere emotivo e relazionale dei figli, costruendo adulti più sicuri, equilibrati e capaci di gestire le sfide della vita con maggiore resilienza.
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