Quando un nipote abbandona l’università o cambia continuamente facoltà, i nonni si trovano spesso a vivere un mix di preoccupazione e impotenza difficile da gestire. Questa situazione, sempre più diffusa tra i giovani della Generazione Z, rappresenta una delle sfide più delicate nel rapporto intergenerazionale, dove le aspettative si scontrano con una realtà sociale profondamente cambiata rispetto al passato.
Comprendere l’abbandono universitario senza giudicare
Prima di esprimere disappunto o ansia, è importante riconoscere che il percorso formativo dei giovani di oggi si sviluppa in un contesto radicalmente diverso da quello delle generazioni precedenti. I dati mostrano che il 23,5% degli studenti italiani abbandona l’università entro il primo anno, mentre un ulteriore 10-15% cambia corso durante il triennio. Questi numeri non raccontano storie di fallimento, ma evidenziano quanto sia complesso per un diciannovenne orientarsi in un mondo del lavoro liquido e imprevedibile.
La figura del nonno, portatrice di valori legati alla stabilità e alla linearità professionale, può sentirsi disorientata di fronte a un nipote che procede per tentativi. Quella che appare come mancanza di direzione potrebbe essere invece un processo di ricerca identitaria necessario e prezioso per costruire un futuro autentico.
Il peso invisibile delle aspettative generazionali
Molti giovani adulti sperimentano quella che gli psicologi definiscono paralisi da troppe opzioni: un’epoca di possibilità infinite genera paradossalmente maggiore ansia decisionale. Il nonno che ha costruito una carriera seguendo un percorso rettilineo può faticare a comprendere questo meccanismo psicologico, così distante dalla propria esperienza.
La preoccupazione, per quanto legittima e animata dall’affetto, rischia di trasformarsi in un ulteriore peso emotivo. I giovani che abbandonano l’università vivono già sentimenti di inadeguatezza, vergogna sociale e paura del futuro. Aggiungervi la delusione percepita dei familiari può amplificare il senso di smarrimento e bloccare qualsiasi tentativo di ripartenza.
Strategie di comunicazione efficaci per i nonni preoccupati
Ascoltare prima di consigliare
Il primo passo per un nonno che vuole essere davvero d’aiuto è sviluppare un ascolto attivo e non giudicante. Invece di chiedere “Cosa farai della tua vita?” o “Quando tornerai a studiare seriamente?”, domande che suonano come accuse, è più efficace esplorare con curiosità genuina: “Come ti senti rispetto a questa scelta?” oppure “Cosa ti ha portato a questa decisione?”. Questo approccio crea uno spazio sicuro dove il giovane può esprimersi senza timore, favorendo un dialogo autentico e costruttivo.
Condividere esperienze senza imporre modelli
I nonni possiedono un patrimonio narrativo prezioso fatto di dubbi, cambiamenti e anche fallimenti. Raccontare episodi personali in cui anche loro hanno dovuto ricalibrare aspettative o affrontare momenti di incertezza umanizza la relazione e dimostra che l’insuccesso fa parte della crescita. L’importante è condividere senza pretendere che il nipote replichi le stesse soluzioni, rispettando la sua unicità e il suo percorso personale.
Riconoscere i segnali che richiedono un intervento professionale
Esiste una differenza sostanziale tra una fisiologica crisi di orientamento e una vera condizione di disagio psicologico. Quando l’abbandono universitario si accompagna a isolamento sociale progressivo, disturbi del sonno o dell’alimentazione, perdita di interesse per qualsiasi attività, apatia persistente o oscillazioni dell’umore significative, potrebbe essere necessario un supporto specialistico.

Il nonno può svolgere un ruolo cruciale nel normalizzare la richiesta di aiuto psicologico, presentandola non come un’ammissione di debolezza ma come un atto di coraggio e responsabilità. I dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che circa il 14-20% dei giovani tra i 18 e i 25 anni in Europa sperimenta disturbi mentali che possono influenzare le performance accademiche e lavorative.
Supporto pratico oltre il giudizio emotivo
Mentre i genitori sono spesso troppo coinvolti emotivamente nella questione, i nonni possono offrire un punto di vista equilibrato e un supporto pratico diverso. Questo può concretizzarsi in modi inaspettati e preziosi:
- Proporre esperienze lavorative temporanee o volontariato che permettano al nipote di esplorare interessi senza l’impegno di una scelta definitiva
- Facilitare incontri con professionisti di settori diversi che raccontino percorsi formativi non lineari
- Sostenere economicamente corsi brevi, workshop o formazioni alternative che possano riaccendere la motivazione
- Offrire uno spazio fisico e temporale in cui il nipote possa dedicarsi a progetti personali senza pressioni
Ripensare il concetto di successo nell’era contemporanea
Forse la sfida più profonda per un nonno preoccupato è mettere in discussione il proprio concetto di successo. La laurea nei tempi previsti, una carriera stabile, un percorso lineare: questi parametri rappresentavano sicurezza in un’epoca economicamente più prevedibile. Oggi, competenze trasversali come resilienza, adattabilità e capacità di reinventarsi possono rivelarsi più preziose di un titolo di studio conseguito senza convinzione.
Gli studi sul mercato del lavoro evidenziano come le aziende cerchino sempre più persone con percorsi eterogenei, capaci di pensiero critico e apprendimento continuo. Il nipote che esplora, sbaglia e ricomincia sta forse sviluppando proprio queste competenze, anche se in modo poco visibile agli occhi di chi valuta con parametri tradizionali.
Il vero dono che un nonno può offrire in questa situazione delicata non è una soluzione prefabbricata, ma la certezza incrollabile che l’affetto e la stima non dipendono dai risultati accademici. Questa sicurezza affettiva, più di qualsiasi consiglio pratico, può fornire al giovane adulto la base emotiva necessaria per affrontare la propria ricerca di senso con minore ansia e maggiore autenticità. Il percorso potrebbe richiedere più tempo del previsto, ma sarà genuinamente suo.
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