Prima di noi stasera in tv su Rai 1: Linda Caridi straziante negli episodi più intensi, preparate i fazzoletti

In sintesi

  • 🎬 Prima di noi
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • 📖 Saga familiare ambientata tra il 1943 e il 1945, che segue le vicende della famiglia Sartori durante la guerra, mettendo in luce scelte individuali, eredità familiari e il peso della Storia sulle vite private.

Prima di noi, Rai 1, Daniele Luchetti, Linda Caridi, Andrea Arcangeli. Stasera la grande fiction italiana torna protagonista con gli episodi 5 e 6 di Prima di noi, l’ambiziosa saga firmata da Daniele Luchetti e Valia Santella e tratta dal romanzo di Giorgio Fontana. Un progetto imponente, uno di quelli che fanno capire quanto la televisione pubblica stia puntando sempre più sull’identità culturale del Paese attraverso storie capaci di raccontare non solo una famiglia, ma un intero secolo. E questa terza serata è una delle più intense dell’intera serie.

Prima di noi e la famiglia Sartori nel pieno della Storia

Siamo nel cuore del Novecento, tra il 1943 e il 1945: la famiglia Sartori entra nel suo periodo più cupo, mentre l’Europa brucia. In questi due episodi la serie mette da parte il respiro più corale delle prime puntate e stringe l’inquadratura sulle scelte individuali, spesso disperate, dei protagonisti. È un momento chiave anche per capire la poetica di Luchetti: l’idea che le grandi svolte politiche non esistano senza l’intimità dei gesti quotidiani, dei fallimenti privati, delle paure mai raccontate.

L’episodio 5 torna sulla figura di Nadia, interpretata da una strepitosa Linda Caridi, sempre più fulcro morale della saga. Vedova e provata dalla guerra, vive nell’attesa di notizie da Domenico, prigioniero in Africa, mentre assiste impotente all’arruolamento di Gabriele. Ed è proprio Gabriele – Maurizio Lastrico nella sua prova più matura – ad affrontare la scoperta del segreto del padre Maurizio: la diserzione, la colpa che aleggia come un fantasma sulla famiglia. Una rivelazione che pesa come un macigno sul percorso dei figli, perché “chi siamo” in questa saga non è mai scollegato da ciò che abbiamo ereditato, volenti o nolenti.

Renzo, invece, esplode in tutta la sua natura inquieta: tra partigianato, seduzioni e scelte impulsive, diventa il personaggio più imprevedibile del racconto, quello che porta nell’impianto narrativo la tensione dell’“altra Italia”, quella che nasce dalla rabbia e dalla fame di libertà.

Il 1945 e il prezzo delle scelte in Prima di noi

Il sesto episodio spinge ancora più in profondità. L’arco narrativo di Gabriele, costretto a diventare SS dopo la cattura, è uno dei punti emotivamente più forti dell’intera produzione. Una scelta narrativa coraggiosa, perché mostra senza filtri come la Storia possa inghiottire gli individui, trasformandoli in pedine. Ma ciò che colpisce davvero è il contrasto tra la violenza degli eventi e la tenerezza del suo legame con Margherita, interpretata da Diane Fleri con una delicatezza che rimane impressa.

Renzo invece continua la sua corsa verso la solitudine: rifiuta di riconoscere la paternità del figlio concepito con Federica e rompe anche il legame con Nadia. Chi segue la serie fin dall’inizio riconoscerà in questo allontanamento una dolorosa eco del padre Maurizio. È come se il trauma della diserzione continuasse a riverberarsi sulle generazioni, dimostrando che Prima di noi non è solo un racconto storico, ma un vero studio quasi “genetico” della colpa e delle sue eredità.

  • Le dinamiche familiari vengono messe in crisi da scelte individuali non più rimandabili
  • La guerra diventa lo specchio crudo dei caratteri: chi scappa, chi affronta, chi si perde

Grande lavoro sugli archi emotivi dei personaggi: la serie approfondisce ogni evoluzione interiore con precisione, mostrando come ogni decisione sia figlia del contesto storico e delle fragilità personali.

Uso accurato degli eventi storici: gli avvenimenti non sono mai semplici sfondi, ma elementi drammaturgici che plasmano direttamente la vita dei protagonisti, rendendo la narrazione più densa e realistica.

Il 1945 segna la liberazione e allo stesso tempo il punto massimo della disgregazione interna dei Sartori. Federica si lega a Flaviut, mentre Renzo sceglie di restare solo. È un finale di serata dal sapore amaro, di quelli che restano addosso anche dopo i titoli di coda.

Un impatto culturale già notevole

Questi due episodi consolidano la sensazione che Prima di noi sia destinata a diventare una delle produzioni italiane più significative degli ultimi anni. Il lavoro sulle location, dal Friuli rurale alla Torino industriale, restituisce un’Italia credibile, tangibile, viva. E la scelta di raccontare la Storia molto più attraverso gli occhi delle donne che attraverso i soldati rende la serie sorprendentemente contemporanea, nonostante l’ambientazione d’epoca.

Una nota per chi ama le produzioni d’autore: qui si riconosce in pieno la mano di Luchetti, soprattutto nella capacità di trasformare il privato in dispositivo narrativo per leggere il collettivo. Non è un caso che chi conosce le sue opere precedenti lo consideri uno dei registi italiani più raffinati nel trattare la memoria, la colpa e la fragilità maschile.

Stasera, quindi, vale davvero la pena sintonizzarsi su Rai 1. Questi episodi rappresentano il cuore pulsante della saga: intensi, crudi, profondamente umani. La dimostrazione che la nostra fiction, quando vuole, sa giocare nella stessa categoria delle grandi produzioni internazionali, con una voce tutta italiana che parla di passato per raccontare chi siamo oggi.

Quale Sartori rappresenta meglio il tuo modo di affrontare le crisi?
Nadia che resiste e tiene uniti
Gabriele schiacciato dagli eventi
Renzo che fugge nella rabbia
Federica che cerca nuovi legami
Maurizio ossessionato dalle colpe

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