I telecomandi sono tra gli oggetti più onnipresenti nelle case moderne. Li troviamo accanto al divano, accatastati in cassetti, dimenticati su mensole e comodini. Accendono televisori, gestiscono climatizzatori, controllano impianti audio, tapparelle e cancelli. Ma cosa accade quando smettono di funzionare? Dietro all’apparente semplicità di questi dispositivi si nasconde una questione ambientale sottovalutata: il corretto smaltimento delle batterie esauste e dei telecomandi stessi. Si tratta di rifiuti altamente inquinanti che, se gestiti in modo scorretto, danneggiano suoli e falde acquifere, rischiando di rilasciare sostanze nocive per decenni. La buona notizia è che esistono soluzioni concrete, immediate e poco faticose per evitare questo impatto.
L’inquinamento silenzioso delle batterie nel cassetto del soggiorno
Aprire un vano batterie e scoprire che le pile hanno iniziato a corrodere i contatti è un’esperienza diffusissima. Quella polverina biancastra o grigiastra non è solo un fastidio: è un segnale d’allarme. Le batterie alcaline, se deteriorate o gettate nei normali contenitori dell’indifferenziata, rilasciano sostanze tossiche come zinco, manganese e litio. Una batteria alcalina può contaminare 167.000 litri di acqua, trasformando un gesto di noncuranza in un danno ambientale concreto.
I telecomandi medio-piccoli impiegano batterie AAA o AA, le stesse che troviamo nei giocattoli, nelle torce, nei termometri digitali. L’impatto ambientale cumulativo è quindi enorme, considerando che ogni nucleo domestico utilizza decine di batterie ogni anno. Eppure più della metà di esse finisce ancora nei cestini domestici nonostante le alternative ecologiche siano facilmente accessibili. La Direttiva UE 2012/19/UE sui RAEE riconosce ufficialmente che le apparecchiature elettroniche e le batterie contengono sostanze pericolose per l’ambiente, rendendo il loro smaltimento differenziato non un’opzione, ma una necessità normativa e ambientale.
I telecomandi sono RAEE: cosa significa davvero?
Quando un telecomando si rompe o smette di funzionare, spesso viene abbandonato in un cassetto o buttato nella pattumiera come se fosse un oggetto qualsiasi. In realtà, secondo il D.Lgs. 49/2014, i telecomandi sono considerati a tutti gli effetti dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Questo significa che contengono componenti elettronici soggetti a norme specifiche di raccolta e trattamento.
All’interno del circuito stampato di un telecomando si trovano resistenze, condensatori, microchip e saldature a base di stagno, piombo, rame e nichel. Se dispersi nel suolo, questi metalli rilasciano agenti potenzialmente dannosi per l’ambiente e la salute. Ogni telecomando rotto abbandonato rappresenta una fonte diretta di contaminazione, eppure il ciclo corretto di smaltimento è gratuito e già funzionante in quasi tutte le città italiane, grazie al sistema organizzato dal Centro di Coordinamento RAEE.
I numeri della raccolta RAEE in Italia: tra progressi e criticità
Nel 2024 l’Italia ha raccolto 540.854 tonnellate di RAEE, con un incremento del 5,9% rispetto al 2023. Un dato che testimonia crescente consapevolezza, ma ancora insufficiente rispetto agli obiettivi europei. L’obiettivo europeo di raccolta è fissato al 65% secondo la Direttiva 2012/19/UE, mentre l’Italia nel 2023 ha raggiunto soltanto il 26% circa, con una raccolta di circa 8,64 kg per persona contro una media UE di 11,6 kg per persona.
Nonostante queste criticità, quando il sistema funziona i risultati sono eccellenti: l’84,2% dei RAEE raccolti viene riciclato, con il 93,9% complessivamente recuperato. Il problema vero resta a monte: convincere i cittadini a portare i propri rifiuti elettronici, compresi i piccoli telecomandi, nei punti di raccolta corretti. Inoltre, i tassi di riciclaggio globali rimangono inferiori al 10%, evidenziando come il fenomeno riguardi l’intero pianeta.

Come smaltire correttamente batterie e telecomandi rotti
La prima distinzione utile è capire quando si tratta di batterie esauste da portare agli appositi contenitori e quando invece si parla di interi dispositivi elettronici non funzionanti, da trattare come RAEE. I contenitori per batterie esauste si trovano nei supermercati, scuole, tabaccherie, comuni e farmacie. I telecomandi rotti devono essere portati al centro di raccolta dei RAEE più vicino, ossia l’eco-isola, l’isola ecologica o il centro comunale. In alcune città è attivo il servizio di ritiro RAEE a domicilio, anche per piccoli oggetti elettronici.
Mai gettare telecomandi nei contenitori della plastica, anche se l’involucro esterno è in ABS o policarbonato. Quello è solo l’involucro: l’interno è un circuito elettronico che va trattato secondo quanto stabilito dal D.Lgs. 49/2014.
Ridurre l’impatto prima ancora di disfarsene
Smaltire correttamente è un dovere, ma ancora più efficace è evitare di produrre rifiuti dannosi fin dall’origine. Nel caso dei telecomandi, è possibile adottare strategie intelligenti per allungarne la vita e ridurre la sostituzione delle batterie.
- Scegliere telecomandi universali ricaricabili anziché modelli con batterie usa e getta
- Utilizzare pile ricaricabili (NiMH) con caricabatterie intelligente che previene sovraccarichi
- Evitare di lasciare telecomandi vicini a fonti di calore o sotto la luce diretta del sole
- Pulire i contatti con alcol isopropilico e cotton fioc quando il telecomando malfunziona
- Verificare la presenza di aggiornamenti firmware nei modelli smart o Bluetooth
Questi semplici gesti riducono drasticamente la quantità di RAEE generati ogni anno per famiglia, contribuendo concretamente al raggiungimento degli obiettivi europei di raccolta e recupero.
L’errore di conservarli “per sicurezza”
Un’abitudine diffusissima è conservare vecchi telecomandi mai buttati “perché potrebbero servire”. Accumulano polvere per anni nei cassetti, con batterie gonfie e ossidate ancora all’interno. Con il tempo, le pile esauste perdono integrità e iniziano a rilasciare elettroliti corrosivi, creando una piccola discarica domestica chimicamente attiva. Questo contribuisce al basso tasso di raccolta RAEE italiano, mantenendo il nostro Paese lontano dagli obiettivi europei.
Verso un futuro più sostenibile
Smaltire correttamente un telecomando rappresenta un gesto che, moltiplicato per milioni di famiglie, trasforma il destino collettivo. I dati del 2024 mostrano segnali incoraggianti con un incremento del 5,9%, ma il divario rispetto agli obiettivi europei resta significativo. Passare dal 26% al 65% di raccolta richiede un cambiamento culturale che parte dalla consapevolezza domestica.
Rimuovere una batteria esausta, consegnare il vecchio telecomando in un punto RAEE, scegliere pile ricaricabili: sono azioni minime che producono risultati concreti quando tradotte in pratica. Come dimostrano i numeri sull’efficacia del riciclo, il 93,9% di materiali recuperati rappresenta una risorsa significativa. Portare il prossimo telecomando rotto nel posto giusto significa contribuire a trasformare un rifiuto in una soluzione concreta per il pianeta.
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